C’è un posto nella bassa pianura veronese dove l’acqua non scorre veloce verso il mare, ma si ferma, si allarga, respira. Sono le zone umide del bacino del fiume Menago: canneti che ondeggiano nel vento, specchi d’acqua silenziosi, boschi di ontani con le radici nell’acqua. Luoghi che molti conoscono appena, eppure nascondono una biodiversità straordinaria — e sono oggi più fragili di quanto sembri.
Da oggi, questi luoghi hanno un progetto dedicato. Si chiama Resilient Wetland, e per i prossimi trentasei mesi ci porterà dentro tre aree naturali della provincia di Verona con l’obiettivo di ripristinarle, tutelarle e restituirle — più vive di prima — alle comunità che le abitano.
Tre luoghi, un unico sistema
L’area di intervento comprende tre siti contigui, ognuno con una storia e una personalità propria, ma tutti connessi dallo stesso corridoio idrologico che scorre lungo il Menago.
Riserva Naturale Palude del Brusà
148 ettari di palude tutelata a livello internazionale, designata come Zona Ramsar, Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale. Qui vive la Testuggine palustre europea (Emys orbicularis), un rettile che abita il pianeta da oltre 200 milioni di anni e che figura tra le specie prioritarie della Direttiva Habitat europea. Qui nidifica il Tarabuso (Botaurus stellaris), uno degli uccelli più elusivi d’Europa. E qui è presente la Rana di Lataste (Rana latastei), endemica della pianura padana.
Parco Le Vallette
13 ettari di area periurbana rinaturalizzata, cerniera ecologica tra la città e la riserva. Specchi d’acqua, canneti, boschetti spontanei: un corridoio verde che filtra, depura, ospita. Il bacino principale soffre però di interrimento progressivo, con perdita di funzionalità idraulica ed ecologica.
Parco Valle del Menago
35 ettari di bosco igrofilo e ambienti acquatici nel Comune di Bovolone. Incluso nel censimento delle Aree Naturali Minori del Veneto, ospita anch’esso la Rana di Lataste e una ricca fauna acquatica e ornitologica. Una sezione tematica racconta la preistoria e la paleobotanica delle paludi veronesi.
Le zone umide della pianura padana sono tra gli ecosistemi più minacciati d’Europa. I tre siti condividono criticità documentate: interrimento progressivo dei bacini, espansione di specie aliene invasive — dalla tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemys scripta) al siluro, dalla carpa al persico sole — qualità delle acque compromessa da scarichi agricoli e frammentazione ecologica. Resilient Wetland affronta queste criticità con metodo scientifico e con il coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Il progetto è articolato in sette linee di lavoro che si intrecciano per tutto il triennio.
Conoscenza avanzata
Rilievi morfologici con drone multispettrale e tecnologia LiDAR, campagne di analisi delle acque, monitoraggi biologici. I dati raccolti dall’Università di Padova (Dipartimenti TESAF e DAFNAE) guideranno ogni scelta operativa.
Ripristino ecologico
Scavo selettivo del bacino del Parco Le Vallette, consolidamento delle sponde con ingegneria naturalistica (palizzate in castagno, non cemento), messa a dimora di oltre 4.000 piante autoctone nella Riserva Brusà, isole vegetate galleggianti per la fitodepurazione delle acque.
Contrasto alle specie invasive
Piano operativo di rimozione selettiva — trappole per le testuggini, elettropesca per i pesci alloctoni — e realizzazione di un centro dedicato alla gestione controllata di Trachemys scripta al Parco Valle del Menago.
Comunità e territorio
Bosco Didattico per le scuole, sentiero biofilico-terapeutico (con l’Università di Padova, Dip. Psicologia Generale), Wetland Guardians e Wetland Community: la rete civica permanente che darà continuità al progetto oltre il termine del finanziamento.
Resilient Wetland è un partenariato radicato nel territorio, guidato dal Comune di Cerea (capofila), con il Comune di Bovolone, le associazioni che gestiscono i tre siti (Ass. Naturalistica Valle del Brusà, Ass. Verbena dell’Adige, Ass. Gea APS) e una rete di partner scientifici ed educativi: l’Università degli Studi di Padova, Legambiente Verona, EAST Veronautoctona, l’ISI Leonardo Da Vinci di Cerea, l’ULSS 9 Scaligera, Acque Veronesi e altri. Il progetto è sostenuto da Fondazione Cariverona nell’ambito del Bando Capitale Naturale 2025.
Seguici
Nei prossimi mesi vi porteremo dentro ogni intervento, vi presenteremo le specie che abitano queste paludi, vi mostreremo come funziona la fitodepurazione galleggiante, vi racconteremo cosa scopriranno i ragazzi delle scuole durante i bio-blitz.
Le zone umide non sono luoghi dimenticati. Sono infrastrutture naturali che ci proteggono dalle alluvioni, purificano le acque, stoccano carbonio, ospitano una biodiversità che non ha prezzo. E sono vicine: a pochi chilometri dai centri abitati, raggiungibili a piedi o in bicicletta.
Resilient Wetland è appena iniziato. Benvenuti.



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